Nuances
Nuances
Artist: Duo Nuances (Morena Mestieri - Nicoletta Sanzin)
Genre:
Music for flute and harp
Category:
XIX Cent.
Composer:
Various Artists
Supported languages: Italiano
Extended description:
Diversissimi per foggia e per suono, mirabili ed inconfondibili nell’amalgama, il flauto e l’arpa formano un’accoppiata vincente, forse la più duratura della storia della musica, sin dall’antichità.
Fu Mozart, col celebre concerto ad essi dedicato, a proclamarli, definitivamente, coppia di strumenti solisti in grado di reggere il confronto anche con l’orchestra classica.
Nella seconda metà del XIX° due abilissimi tecnici, Erard e Boehm, dotarono rispettivamente l’arpa ed il flauto traverso di una serie di raffinate ed innovative dotazioni tecniche che permise ai due strumenti di assumere l’aspetto che tutti conosciamo, ma soprattutto ne ampliò notevolmente la duttilità d’impiego e la precisione esecutiva. Grazie al movimento doppio l’arpa potè spaziare in tutte le tonalità anche attraverso rapide modulazioni e il flauto traverso, con l’ausilio di un efficiente apparato di chiavi e di fori sempre più ampi, avventurarsi con sicurezza nelle gamme più acute e acquisire ricchezza di timbro e potenza sonora.
Pur non potendo competere per diffusione e repertorio, con coppie quali violino e pianoforte (anche nella versione domestica del tafelklavier) o voce e pianoforte, arpa e flauto furono comunque tra i protagonisti della Salonmusik (musica da salotto) fenomeno musicale diffusosi nell’Europa occidentale nel corso del XIX° secolo.
Il presente lavoro offre uno spaccato assai esauriente del repertorio e dei gusti di quel periodo, oltre che delle straordinarie potenzialità dei due strumenti in duo, restituendo, attraverso un prezioso lavoro di ricerca e di studio, musiche ed ambientazioni timbriche di grande effetto e suggestione. Il programma è permeato del genere più in voga nei salotti ottocenteschi, il melodramma, e propone tre cavalli di battaglia del repertorio, appositamente composti per flauto e arpa: il Secondo Rondoletto di Bochsa (tr. 1), il Nocturne di Naderman-Tulou (tr. 6) e la brillante Fantasia su temi di Bellini (tr. 10) di Parish Alvars-Fahrbach, di cui gli ultimi due rappresentano esempi quasi unici di collaborazione tra coppie di arpisti e flautisti impegnati a quattro mani nella composizione di lavori che si caratterizzano per un virtuosismo sì fantasmagorico, ma sempre rispondente alle reali e migliori potenzialità dei due strumenti.
Altro piano di lavoro delle due interpreti è stato quello della trascrizione o della semplice estrapolazione delle parti dell’arpa e del flauto dalle partiture orchestrali, di brani arcinoti del repertorio operistico da Gluck a Rimskij Korsakov, passando per Mozart, Verdi, Offenbach e Bizet.
Completa il programma la celeberrima Sicilienne di Faurè, anch’essa composta quale musica di scena per il teatro.
Appare chiara la volontà delle interpreti di evitare rigorose restituzioni, filologicamente ineccepibili, di musiche misconosciute, (e forse a rischio concreto di…noia) per concentrarsi invece sull’irresistibile suadenza dei due strumenti attraverso un repertorio eufonicamente e ritmicamente accattivante, dotato di facile riconoscibilità e dell’elegante fascino di melodie davvero immortali.
Un lavoro che è prima di tutto una coinvolgente esperienza sonora, prima che musicale, che conquista l’ascoltatore di oggi con gli stessi ingredienti che fecero della Salonmusik quasi una necessità per intellettuali e musicisti, fino al punto che nel 1870 l’associazione “Musikalische Gartenlaube”, nel timore di un appiattimento di questo genere, bandì un concorso a premi di composizione “nello stile leggero ma nobile della salonmusik”.
Fu Mozart, col celebre concerto ad essi dedicato, a proclamarli, definitivamente, coppia di strumenti solisti in grado di reggere il confronto anche con l’orchestra classica.
Nella seconda metà del XIX° due abilissimi tecnici, Erard e Boehm, dotarono rispettivamente l’arpa ed il flauto traverso di una serie di raffinate ed innovative dotazioni tecniche che permise ai due strumenti di assumere l’aspetto che tutti conosciamo, ma soprattutto ne ampliò notevolmente la duttilità d’impiego e la precisione esecutiva. Grazie al movimento doppio l’arpa potè spaziare in tutte le tonalità anche attraverso rapide modulazioni e il flauto traverso, con l’ausilio di un efficiente apparato di chiavi e di fori sempre più ampi, avventurarsi con sicurezza nelle gamme più acute e acquisire ricchezza di timbro e potenza sonora.
Pur non potendo competere per diffusione e repertorio, con coppie quali violino e pianoforte (anche nella versione domestica del tafelklavier) o voce e pianoforte, arpa e flauto furono comunque tra i protagonisti della Salonmusik (musica da salotto) fenomeno musicale diffusosi nell’Europa occidentale nel corso del XIX° secolo.
Il presente lavoro offre uno spaccato assai esauriente del repertorio e dei gusti di quel periodo, oltre che delle straordinarie potenzialità dei due strumenti in duo, restituendo, attraverso un prezioso lavoro di ricerca e di studio, musiche ed ambientazioni timbriche di grande effetto e suggestione. Il programma è permeato del genere più in voga nei salotti ottocenteschi, il melodramma, e propone tre cavalli di battaglia del repertorio, appositamente composti per flauto e arpa: il Secondo Rondoletto di Bochsa (tr. 1), il Nocturne di Naderman-Tulou (tr. 6) e la brillante Fantasia su temi di Bellini (tr. 10) di Parish Alvars-Fahrbach, di cui gli ultimi due rappresentano esempi quasi unici di collaborazione tra coppie di arpisti e flautisti impegnati a quattro mani nella composizione di lavori che si caratterizzano per un virtuosismo sì fantasmagorico, ma sempre rispondente alle reali e migliori potenzialità dei due strumenti.
Altro piano di lavoro delle due interpreti è stato quello della trascrizione o della semplice estrapolazione delle parti dell’arpa e del flauto dalle partiture orchestrali, di brani arcinoti del repertorio operistico da Gluck a Rimskij Korsakov, passando per Mozart, Verdi, Offenbach e Bizet.
Completa il programma la celeberrima Sicilienne di Faurè, anch’essa composta quale musica di scena per il teatro.
Appare chiara la volontà delle interpreti di evitare rigorose restituzioni, filologicamente ineccepibili, di musiche misconosciute, (e forse a rischio concreto di…noia) per concentrarsi invece sull’irresistibile suadenza dei due strumenti attraverso un repertorio eufonicamente e ritmicamente accattivante, dotato di facile riconoscibilità e dell’elegante fascino di melodie davvero immortali.
Un lavoro che è prima di tutto una coinvolgente esperienza sonora, prima che musicale, che conquista l’ascoltatore di oggi con gli stessi ingredienti che fecero della Salonmusik quasi una necessità per intellettuali e musicisti, fino al punto che nel 1870 l’associazione “Musikalische Gartenlaube”, nel timore di un appiattimento di questo genere, bandì un concorso a premi di composizione “nello stile leggero ma nobile della salonmusik”.
Davide Masarati
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