Rigoletto - Selection - first edition
Artist: Paolo Silveri
Supported languages: Italiano
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UNPUBLISHED BEFORE - PRIMA EDIZIONE
PAOLO SILVERI (1913 Ofena, L’Aquila – 2001 Roma), eccezionale personalità artistica è uno dei più grandi baritoni della storia universale del teatro lirico che ha onorato l’Italia e l’italianità in tutto il mondo con la sua arte immortalata in una vasta discografia live e di studio. Se in alcune interviste radiofoniche, Paolo Silveri dichiarava Guglielmo Tell quale personaggio operistico più amato, altre volte ed anche nel suo libro di memorie, affermava in Rigoletto il ruolo che gli fu più caro. E c’è una differenza tra il concetto di personaggio che mira i tratti di carattere della personalità mentre il concetto di ruolo operistico riguarda piuttosto la vocalità del personaggio. Sotto profilo vocale, RIGOLETTO dell’omonima opera di Giuseppe Verdi su un libretto di Francesco Maria Piave tratto dal dramma Le Roi s’amuse di Victor Hugo, è il ruolo sommo, dal massimo traguardo per un vero baritono e soprattutto per un baritono autenticamente verdiano come era e rimane per sempre Paolo Silveri che fece proprio suo questo ruolo in tutti i teatri italiani ed esteri della sua straordinaria carriera culminando con il Teatro Alla Scala di Milano ed il Metropolitan Opera di New York. Il ruolo del buffone rivela completamente la personalità vocale e teatrale di un baritono illustrando la totalità dei mezzi vocali ed espressivi abbondantemente richiesti dall’autore. L’intera tavolozza di sfumature sonore e timbriche in tutte le dinamiche e le agogiche musicali si coniuga con una esauriente gamma emotiva che spazia tra risate sarcastiche e parossistica sofferenza umana. Questo album offre un’ampia selezione di una rappresentazione in forma di concerto avvenuta alla RAI di Torino nel 1951 nell’ambito delle celebrazioni del mezzo secolo dalla morte di Verdi. Silveri, nato proprio nell’anno del centenario dalla nascita di Verdi, era nel 1951 all’apice delle sue forze artistiche e della sua carriera dopo strepitosi successi in tutti i più grandi teatri italiani ed esteri. La sua interpretazione è la rivelazione della sua splendida maestria egregiamente raggiunta e che provo riassumere in seguito. Il vigore fantastico della sonorità si manifesta anche in mezza voce oppure in piano e pianissimo; si avverte sempre una consistenza sonora e timbrica che conferisce grandezza ed importanza alla sua espressività vocale; questo particolarissimo vigore prescinde dalla saggia gestione della sonorità quale parametro basilare di una vocalità; aveva raggiunto un livello di ottima sonorità senza sforzi grazie alla totale funzionalità di una complessa risonanza; la gestione della sonorità entro i limiti fisiologici della tensione applicata alla laringe garantisce la funzionalità di tutti gli altri parametri vocali il che Silveri ce lo dimostra ammirevolmente. La configurazione della colonna sonora dalla notevole larghezza fino al raccoglimento quasi concentrato a punta d’ago stupisce in tutte le dimensioni modulanti della sonorità e del timbro; la snellezza di questa colonna sonora talmente adattabile proviene dalla disciplina vocale assunta durante la lunga gavetta come basso il che ha imposto ai suoi parametri vocali una lunga e sana gestazione. La tranquillità tecnica garantita dalla facoltà di esprimersi in qualunque sfumatura sonora e timbrica rivela una elegante voluttà di cantare esprimendosi all’insegna del buon gusto, della sobrietà e della grande onestà nell’esibire valori ed affetti personali. Nel primo atto, il grande baritono stupisce grazie alla grandezza sonora del suo fraseggio in Voi congiuraste contro noi oppure nell’esclamare Che sento! Orrore!. Nel monologo Pari siamo, Silveri dimostra una assoluta musicalità unita al talento drammatico osservando nei minimi dettagli le esigenze richieste dall’autore; Questo padrone mio, giovin, giocondo viene espresso con dei suoni sempre grandi nonostante la brevissima durata dei valori delle note intervallate da pause e la mezza voce imposta; nella frase O dannazione, l’artista offre generosamente la sonorità timbrata del suo leggendario mi1 carico di una consistente tensione emotiva che ritroviamo anche nel per cagion vostra è solo. Nella frase Ma in altr’uomo qui mi cangio, viene eseguita sulla sillaba ma una quarta perfetta superiore che esprime melodicamente la stabilità di uno slancio aperto voluto per sottolineare il rifugio del personaggio dentro le mura della propria casa; Silveri rende vigore timbrico ad una sonorità delicata espressa osservando quel legato che impone elasticità all’emissione vocale. Alla fine di questo monologo notiamo la seconda ripresa del motivo Quel vecchio maledivami, ogni volta reso in conformità alla scrittura musicale; la terza volta lo fa osservando con finezza il diminuendo con l’indicazione morendo sulla vocale I della sillaba di conferendo al do1 un calore espressivo del tutto particolare; la stessa vocale I risuona incisivamente in E’ follia nel finale del monologo su uno slanciato sol1. Mi sono fermato su questo monologo per onorare pienamente la memoria di Paolo Silveri che, anche nelle lezioni di canto con i giovani baritoni, sosteneva che l’interpretazione nel Pari siamo può offrire notevoli soddisfazioni artistiche. Nel secondo atto, dopo lo straziante La ra la ra, Silveri commuove con il suo monumentale Cortigiani dove la tensione drammatica è al pari della straordinaria bravura tecnica a guida di una vocalità che domina l’orchestra raggiungendo un parossismo da brivido sublimato poi nella sua grandiosa Si vendetta preceduta da quel Un vindice avrai in cui l’ultimo suono lo esegue sul mi1b come dalla tradizione imposta dai grandi baritoni della storia che l’hanno preceduto e che lui ha onorato alla stessa altezza; questo mi1b viene emesso in una insolita larghezza raccolta in generosa cupola sonora ad una durata di dieci secondi riscuotendo un effetto che ha entusiasmato il pubblico di tutto il mondo. In questo ruolo che gli fu più caro, Silveri ebbe anche la maggiore soddisfazione di un baritono accanto a sua figlia, il soprano Silvia Silveri proprio nei panni di Gilda; padre e figlia nella vita e nell’arte, raccolsero i lauri di un grandioso trionfo nella sera di 8 maggio 1968, all’Opera di Budapest, in una recita che, per fortuna, si è conservata nel tempo. Quella sera, Paolo Silveri decise di non interpretare mai più questo ruolo lasciando per l’eternità l’evento in cui l’ultima emozione del suo Rigoletto rimanesse quella vissuta accanto a sua adorata figlia.
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