Natural Flavours
Natural Flavours
Eseguito da: Annika Kaschenz - Laura Vinciguerra
Genere:
Musica vocale
Categoria musicale:
Antologie
Compositore:
Autori Vari
Lingue supportate: Inglese , Italiano
Descrizione estesa:
NATURAL FLAVOURS
Natural Flavours nasce dal mio intimo desiderio di offrire una musica fatta per essere assaporata, quasi da evocare la vellutata ed avvolgente atmosfera di un infuso odoroso da gustarsi fumante davanti ad un fuoco acceso…
Si presenta allora come un’eclettica composizione di colori diversi, ciascuno per un differente stato d’animo, in cui virtuosismo e melodie evanescenti, gioco, passione e soave lirismo dialogano continuamente, lasciando sempre desto l’interesse all’ascolto.
Tra i brani scelti spiccano alcuni di rara esecuzione come Près d’un Berceau di Henriette Reniè per arpa e voce, una dolcissima ninna nanna dall’atmosfera tenera e ovattata, e la stupenda Nordische Ballade op.33 in Mi minore di Franz Poenitz, sicuramente il vero fiore all’occhiello di Natural Flavours. Scritta da un musicista prodigio del mondo dell’arpa, questa celebre ed impressionante composizione (sebbene oggi ben poco eseguita) si presenta come una complessa fantasia colma di innumerevoli spunti tematici, che si evolvono in un’alternanza di pathos esasperato e struggente dolcezza, culminanti nella cadenza finale che corre verso il concitato incalzare dell’ultima variazione. Di questo brano esistono solo due vecchie incisioni, una delle quali parziale (Alberto Salvi ne registrò soltanto il finale su 78 giri nel 1927), l’altra, integrale su 33 giri, ad opera di Virginia Morgan Robinson negli anni Quaranta.
Si presenta allora come un’eclettica composizione di colori diversi, ciascuno per un differente stato d’animo, in cui virtuosismo e melodie evanescenti, gioco, passione e soave lirismo dialogano continuamente, lasciando sempre desto l’interesse all’ascolto.
Tra i brani scelti spiccano alcuni di rara esecuzione come Près d’un Berceau di Henriette Reniè per arpa e voce, una dolcissima ninna nanna dall’atmosfera tenera e ovattata, e la stupenda Nordische Ballade op.33 in Mi minore di Franz Poenitz, sicuramente il vero fiore all’occhiello di Natural Flavours. Scritta da un musicista prodigio del mondo dell’arpa, questa celebre ed impressionante composizione (sebbene oggi ben poco eseguita) si presenta come una complessa fantasia colma di innumerevoli spunti tematici, che si evolvono in un’alternanza di pathos esasperato e struggente dolcezza, culminanti nella cadenza finale che corre verso il concitato incalzare dell’ultima variazione. Di questo brano esistono solo due vecchie incisioni, una delle quali parziale (Alberto Salvi ne registrò soltanto il finale su 78 giri nel 1927), l’altra, integrale su 33 giri, ad opera di Virginia Morgan Robinson negli anni Quaranta.
“L’Arpa sta alla Musica come la Musica sta alla Vita”, così affermava il grande Carlos Salzedo quasi un secolo fa, in una sorta di “filosofia universale” che innalza l’arpa a protagonista assoluta dell’Esistente, a puro tramite di quell’espansione cosmica cui la sua natura eolica sembra averla destinata: è certamente l’ardore di questa verità che, nel mio umile ruolo di arpista, ho desiderato tener vivo in Natural Flavours.
Grande cura è stata posta nel riprendere ogni più piccola nuance, per conservare l'emozione dell'evento “live”. L'arpa nei brani solisti e' al centro leggermente spostata a destra, a circa 3-4 metri dal punto di ascolto. Il dettaglio contenuto nella ripresa riesce a disegnare in modo convincente lo spazio intorno allo strumento. La timbrica calda e trasparente si spande nella sala ricreando l'atmosfera del evento sonoro. La voce, nei brani insieme all'arpa, si colloca a sinistra e l'arpa leggermente più a destra rispetto ai brani solistici. La scena sonora risulta ampia con gli esecutori distanti circa 3 metri dal punto di ascolto. Il sound stage si spande orizzontalmente oltre le casse acustiche e verticalmente ricrea le dimensioni virtuali dell'ampio luogo di ripresa. Da notare come il suono dell'arpa risulti sempre concreto anche sul registro basso, con un corpo che non ci si attende da uno strumento che possiede una cassa armonica dalle dimensioni tutto sommato ridotto. Un esempio di ciò lo abbiamo nel brano "Salzedo" in cui l'artista percuote lo strumento con la mano. La vivida voce del soprano e' connotata da escursioni dinamiche ragguardevoli, ottimo banco di prova per il sistema di riproduzione. Ritengo che la naturalezza sia la principale caratteristica che deve possedere una registrazione e in questo cd tutto e' stato combinato in modo da ottenere questo risultato. Lascio all'ascoltatore la verifica.
Luogo della registrazione: Auditorium San Domenico Foligno - Perugia
La costruzione del complesso domenicano si vuol far risalire al 1251, ma in verità molto resta da indagare circa le vicende costruttive del grande edificio che ha subito, nel tempo, molteplici trasformazioni.
E’ solo nell’anno 1972 che si pone con forza il problema, del recupero di tale complesso monumentale e se ne definisce il riuso.
L’obiettivo è quello di farne un centro culturale, un laboratorio artistico dove intrecciare esperienze creative di musica, danza, recitazione, comunicazione visiva.
Il progetto redatto nell’anno 1973 prevede di intervenire su tutto il complesso conventuale, compresa la chiesa del Crocifisso, ma l’iniziativa rimane sulla carta.
Nel 1976 il crollo di un’ampia porzione del tetto della chiesa riporta alla ribalta il tema del recupero e stimola la redazione di un nuovo progetto (1982) che, pur prevedendo la possibilità di utilizzare in futuro il convento e la chiesa del Crocifisso, interviene solamente sulla chiesa di San Domenico e sulle costruzioni accessorie poste lungo via Frezzi.
La chiesa, consolidata e restaurata, assume il ruolo di una sala nella quale di possono tenere concerti, oratori, rappresentazioni teatrali su pedana semplice, convegni, mostre, sempre creando, caso per caso, allestimenti specifici con l’ausilio di arredi realizzati assemblando elementi leggeri.
L’opera viene realizzata completamente con i finanziamenti del progetto F.I.O. per il restauro dei teatri storici dell’Umbria.
All’esterno, l’intervento lascia inalterati i profili, i volumi e la morfologia d’insieme.
All’interno, l’Auditorium riesce ad articolare le sue funzioni su quattro livelli, che sfruttano il corpo addossato alla chiesa su Via Frezzi (atrio, foyer, aula conferenze, sala stampa, bar e uffici) e si connettono attraverso gli archi gotici alla grande sala unica.
Tra “parterre” e gradinate, l’auditorium contiene seicentosessantadue spettatori su una superficie di 1.042 metri quadrati. Lo spazio scenico è organizzato nel transetto.
Uno studio lungo e attento delle caratteristiche acustiche dell’aula ha portato alla soluzione finale dei pannelli di tela bianca sospesi ai lati della navata e librati sopra lo spazio scenico, un sistema efficace per la resa sonora ma soprattutto sufficientemente leggero ed esteticamente sensibile alle caratteristiche di nuda monumentalità della chiesa, dove i panneggi si sposano perfettamente con i lacerti di affresco medievale che galleggiano sulle pareti.
Tutti i nuovi elementi architettonici e tecnologici sono ospitati nella chiesa ma non ne toccano le murature: strutture delle gradinate, passerelle, ringhiere, ma anche le canalizzazioni impiantistiche volutamente evidenti hanno un’essenza “tecnica” che convive con la grande aula senza tentare una fusione materiale.
La fusione estetica invece è efficace, così come la relazione con la città, che si è riappropriata con entusiasmo del suo monumento a partire dall’inaugurazione avvenuta il 23 ottobre 1996.

Max Research
Massimo Piantini
Massimo Piantini
Luogo della registrazione: Auditorium San Domenico Foligno - Perugia
La costruzione del complesso domenicano si vuol far risalire al 1251, ma in verità molto resta da indagare circa le vicende costruttive del grande edificio che ha subito, nel tempo, molteplici trasformazioni.
E’ solo nell’anno 1972 che si pone con forza il problema, del recupero di tale complesso monumentale e se ne definisce il riuso.
L’obiettivo è quello di farne un centro culturale, un laboratorio artistico dove intrecciare esperienze creative di musica, danza, recitazione, comunicazione visiva.
Il progetto redatto nell’anno 1973 prevede di intervenire su tutto il complesso conventuale, compresa la chiesa del Crocifisso, ma l’iniziativa rimane sulla carta.
Nel 1976 il crollo di un’ampia porzione del tetto della chiesa riporta alla ribalta il tema del recupero e stimola la redazione di un nuovo progetto (1982) che, pur prevedendo la possibilità di utilizzare in futuro il convento e la chiesa del Crocifisso, interviene solamente sulla chiesa di San Domenico e sulle costruzioni accessorie poste lungo via Frezzi.
La chiesa, consolidata e restaurata, assume il ruolo di una sala nella quale di possono tenere concerti, oratori, rappresentazioni teatrali su pedana semplice, convegni, mostre, sempre creando, caso per caso, allestimenti specifici con l’ausilio di arredi realizzati assemblando elementi leggeri.
L’opera viene realizzata completamente con i finanziamenti del progetto F.I.O. per il restauro dei teatri storici dell’Umbria.
All’esterno, l’intervento lascia inalterati i profili, i volumi e la morfologia d’insieme.
All’interno, l’Auditorium riesce ad articolare le sue funzioni su quattro livelli, che sfruttano il corpo addossato alla chiesa su Via Frezzi (atrio, foyer, aula conferenze, sala stampa, bar e uffici) e si connettono attraverso gli archi gotici alla grande sala unica.
Tra “parterre” e gradinate, l’auditorium contiene seicentosessantadue spettatori su una superficie di 1.042 metri quadrati. Lo spazio scenico è organizzato nel transetto.
Uno studio lungo e attento delle caratteristiche acustiche dell’aula ha portato alla soluzione finale dei pannelli di tela bianca sospesi ai lati della navata e librati sopra lo spazio scenico, un sistema efficace per la resa sonora ma soprattutto sufficientemente leggero ed esteticamente sensibile alle caratteristiche di nuda monumentalità della chiesa, dove i panneggi si sposano perfettamente con i lacerti di affresco medievale che galleggiano sulle pareti.
Tutti i nuovi elementi architettonici e tecnologici sono ospitati nella chiesa ma non ne toccano le murature: strutture delle gradinate, passerelle, ringhiere, ma anche le canalizzazioni impiantistiche volutamente evidenti hanno un’essenza “tecnica” che convive con la grande aula senza tentare una fusione materiale.
La fusione estetica invece è efficace, così come la relazione con la città, che si è riappropriata con entusiasmo del suo monumento a partire dall’inaugurazione avvenuta il 23 ottobre 1996.

Dettagli
Tracce in questo CD:
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