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Jolivet: Complete Songs - Part I

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Jolivet: Complete Songs - Part I

Artist: Sophie Marilley - Christian Immler - René Perler - Filippo Farinelli

Genre: Vocal music
Category: XX Cent.
Composer: A. Jolivet

Supported languages: Italiano


Extended description:
 
André Jolivet, Mélodies per voce e pianoforte

Le composizioni per voce e pianoforte sono denominate in inglese songs, in tedesco Lieder, in italiano liriche. Il termine mélodies, con il quale si definisce in Francia un genere musicale dalla storia gloriosa, con vette altissime soprattutto tra la fine XIX secolo e la prima metà del XX, rivela una sintesi semantica con l’omonimo elemento compositivo e definisce una delle qualità più tipiche della maggior parte dei musicisti francesi: il carattere essenzialmente melodico della loro ispirazione. Andrè Jolivet (1905-1974), compositore francese tra i più interessanti del Novecento, anche negli anni in cui il puntillismo e l’atomizzazione dei suoni sembravano voler abolire la melodia, affermava: « Non ho mai smesso di dare il primato alla melodia. Essa infatti non è soltanto una successione di note, ma un’Armonia successiva dai rapporti sottilmente stabiliti». E ancora: «[...] alcuni miei colleghi sono troppo affezionati all’elemento armonico, all’elemento ritmico, e sacrificano la melodia, che non è certo necessariamente “romantica” né volgarmente orecchiabile! Per quanto mi riguarda, resto un difensore dell’elemento melodico, nell’accezione più ampia del termine. D’altronde, è tanto più facile trovare delle sonorità o degli effetti ritmici che una melodia!» La melodia, se affidata alla voce, assume un valore speciale. In seno alla concezione profondamente umanista della quale Jolivet si fece portavoce, il rapporto con il testo è di particolare importanza. La parola cantata è infatti lirismo per eccellenza; il lirismo, propriamente “ciò che si canta”, è veicolo di sentimenti ed emozioni, in grado di assolvere alla comunione universale cui Jolivet aspirò sempre con la sua musica.
Alla luce di tali considerazioni appare particolarmente significativa la prima registrazione integrale delle Mélodies edite di Jolivet per una voce e pianoforte proposta in questo doppio cd. Completa la raccolta un omaggio a Edgar Varèse, Le grand sommeil noir (1906) su testo di Verlaine, messa in musica, tra gli altri, da Ravel, Honegger e Stravinsky. Si tratta dell’unica composizione giovanile di Varèse pervenutaci, pubblicata postuma nel proprio grazie all’appassionato intervento di Jolivet. Questi, che ne fu l’unico allievo europeo negli anni 1929-1933, ritrovò infatti la partitura e convinse l’editore Salabert a pubblicarla nel 1973.
Le mélodies di Jolivet abbracciano un arco temporale di quasi 25 anni (1928-1951) ed esprimono stili ed atmosfere diverse: dai canti di ispirazione più piana e popolare a quelli di raffinata ricerca, dalle mélodies più intime e ripiegate a quelle umoristiche e sarcastiche, senza dimenticare i canti di impegno civile e sociale. Dal punto di vista dei testi Jolivet attinge alle fonti più svariate; ritroviamo, allora, poeti più o meno noti, di epoche differenti. Il compositore stesso scrive il testo delle Complaintes du soldat, espressione di una dolorosa e sentita vicenda autobiografica. Anche gli stili con cui vengono tradotte musicalmente queste liriche sono eterogenei, e riflettono l’ispirazione non univoca di Jolivet, la sua grande curiosità culturale che si nutriva di stimoli diversi e il suo atteggiamento fondamentalmente eclettico. Questo aggettivo che ha oggi prevalentemente una connotazione negativa, era per Jolivet, come per altri musicisti francesi coevi, il segno di una libertà di ispirazione non costretta da teorie o tecniche prefissate, ma capace di volta in volta di adattarsi a interpretare contesti e situazioni.
Nelle mélodies composte prima della seconda guerra mondiale Jolivet sembra sperimentare diversi toni e registri che saranno raffinati e sintetizzati nei cicli posteriori. Jolivet, che non segue un percorso di studi accademico, ma studia privatamente con Paul Le Flem mentre si guadagna da vivere facendo l’insegnante, è sollecitato dal suo maestro ad ascoltare alcune opere di Varèse, a Parigi dall’ottobre 1928 per una serie di concerti. Jolivet ne è folgorato e chiede a Varèse di diventare suo allievo, ciò che avverrà nei primi mesi del 1929 dopo aver superato una sorta di prova di ammissione richiesta da Varèse: la trascrizione di Octandre per pianoforte a quattro mani.
Al 1928 risalgono le prime mélodies di Jolivet, pubblicate solo negli anni Novanta. Deux poésies de Francis Jammes sono tratte da una delle raccolte più riuscite del poeta simbolista (1868-1938), Clairière dans le Ciel, ispirata da una storia d’amore infelice. Il dolore raccolto e intimo del testo è resa da Jolivet con un linguaggio scarno, essenziale, risolutamente atonale, caratterizzato dal cromatismo. Sempre del 1928 è Faux Rayon, su testo tratto dalla raccolta la Liberté des mers di Pierre Reverdy (1889-1960), poeta legato al cubismo e al surrealismo. Il carattere di enigmatica malinconia della poesia è reso da una linea vocale straniata, spezzata da ampi intervalli e da un accompagnamento pianistico ossessivo basato essenzialmente su bicordi dissonanti di settime. Del tutto differente l’atmosfera di Chewing gum (1928), su testo del poeta rumeno naturalizzato francese Claude Sernet (1902-1968), che proprio in quell’anno riuscì a farsi conoscere nell’ambiente letterario di Parigi. È una miniatura in andamento vivace dall’umorismo frizzante, sottolineata da una ricerca timbrica che vuole parodiare il jazz americano (alla voce è chiesto di imitare “un cattivo sassofono”), con l’impiego di dissonanze e cromatismi. Altro gradevole brano, ironico e spumeggiante, è La mule de Lord Bolingbroke (1930), su testo di Max Jacob (1876-1944), in cui l’effetto comico è amplificato dal contrasto tra il trattamento diatonico e ritmicamente semplice della voce e la realizzazione sincopata e dissonante della parte pianistica.
Tra il 1929 e il 1931 Jolivet mette in musica tre poesie del poeta-bandito quattrocentesco François Villon, considerato un lontano precursore della corrente letteraria dei Maudits. Si tratta di tre Rondels, una forma musicale che nel XV sec. era caratterizzata da un andamento circolare di chanson, basata sul refrain. Essi sono raggruppati nella raccolta Trois Rondels de François Villon (1931), comprendente Au retour de dure prison; Lay ou plutost rondeau: «Mort, j’appelle de ta rigueur»; Rondel: «Tu te brusles à la chandelle»; Jolivet inserisce gli ultimi due anche nel ciclo Quatre mélodies sur des poésies anciennes per voce e orchestra, dello stesso anno, che include anche Couplet berrichon e Paroles de Marie à son fils (su testi anonimi rispettivamente del XVI e XIII sec.). Nel 1932 Jolivet ne fece una riduzione pianistica, ma quella della prima mélodie è perduta, e viene qui presentata nella trascrizione di Filippo Farinelli. Sono composizioni dal carattere differente: Au retour de dure prison non ha nulla della struttura formale originaria, ed è caratterizzata da un’intensità drammatica quasi espressionista. La prima delle Quatre mélodies ha un semplice andamento modale, l’ultima un carattere di intima religiosità; le due centrali sono più teatrali, nella terza in particolare si ritrova l’andamento couplet/refrain tipico della forma antica.
Nel panorama delle mélodies di Jolivet non manca l’aspetto dell’impegno civile e della denuncia sociale. In Prière des treize hommes dans la mine (1931) su testo dello scrittore proletario e giornalista belga Pierre Hubermont (1903-1989), figlio e nipote di minatori socialisti, la voce si eleva drammaticamente nuda sulla risonanza lasciata da una serie di accordi ossessivi, in uno stile quasi declamato basato su suoni ribattuti. Dopo l’apice espressivo in cui la drammaticità della voce dispiegata è sostenuta dalla densità della scrittura pianistica, il brano si chiude evocando i grevi accordi iniziali. L’impegno politico di Jolivet è attestato, nell’ambito della musica vocale, anche dai Chants d’hier et de demain (1931-37) su testi di Marat, Robespierre e Jaurès, per baritono, coro maschile e pianoforte.
Con Le chant de regrets (1935) Jolivet si misura con un testo cupo del poeta lionese Louis Recolin, reso attraverso un lirismo drammatico e intenso. Le jeu du camp fou (1937), su testo di Paul Vaillant-Couturier (1892-1937), rientra invece nel genere della chanson populaire e testimonia l’attenzione di Jolivet nei confronti dell’educazione musicale della gioventù, in linea con gli orientamenti didattici di quegli anni, basati sul canto popolare. È una sorta di filastrocca non-sense, dall’ambito intervallare ristretto, orecchiabile e semplice da cantare.
Tra il 1935 e il 1941 Jolivet compone sei cicli di mélodies, in cui le sperimentazioni delle liriche giovanili trovano più compiuta e raffinata espressione. L’intenso e drammatico Romantiques (1935) mette in musica tre poesie di diversi autori contemporanei e prende il titolo dall’omonima raccolta di versi di Robert Boudry, alto funzionario francese nella colonia del Madagascar e poeta dilettante, autore del testo del primo brano La vie est plate; a Georges Ribemont-Dessaignes (1884-1974) e al poeta cileno Vicente Huidobro (1893- 1948), entrambi legati all’ambienta dadaista parigino degli anni Venti, si devono rispettivamente i testi di Marche funèbre e Voyage imaginaire.
La tragica esperienza come soldato al fronte, in particolare l’essere uno dei 29 superstiti di un battaglione di 75, e l’aver assistito al massacro del Ponte di Gien (l’aviazione tedesca e italiana bombardarono il ponte e ci furono molte vittime civili), ispirarono a Jolivet Les Trois complaintes du soldat (1940), su testo proprio, forse il suo ciclo di mélodies più noto. Lasciate da parte le sperimentazioni più ardite, il compositore sente il bisogno per l’occasione di comporre una musica semplice e intensa «scaturita da emozioni dirette profonde»: «un atto di Fede, un atto d’Amore, un atto di Speranza» – per usare le parole del compositore – capace di giungere a tutti gli animi, anche ai più semplici. La complainte du soldat vaincu, che utilizza uno stile antifonico ispirato a quello medievale, è una sorta di fervida preghiera a Dio, affinché dalla sofferenza e dalla disperazione nascano la speranza e il desiderio di ricostruire la vita insieme ai fratelli umani. La complainte du pont de Gien narra la vicenda del soldato che torna dal fronte sperando di trovare vivi i propri familiari, piomba nella disperazione quando crede che siano tutti morti, ma infine li ritrova e si ricongiunge a loro. Il brano, una chanson strofica articolata in tre couplet con refrain, si avvale di un’accattivante e semplice melodia di stampo modale, ed è impostato come una drammatizzazione a tre personaggi dal forte impianto teatrale. La complainte à Dieu, che ricorda il sillabismo salmodico medievale, è una vera e propria preghiera in cui l’abbandono in Dio è raggiunto serenamente attraverso il tramite della Natura.
Anche le delicate Trois chansons de ménestrels (1943) di sapore antico – su testi di Jean de Beer (1911-1995), scrittore e giornalista radiofonico amico di Jolivet – sono espressione dello stile piano e popolare che Jolivet utilizza nel periodo della guerra, lontano dalle arditezze degli anni Trenta che lo avevano posto all’avanguardia tra i compositori della sua generazione.
I Poèmes intimes (1944), su testo di Louis Emié (1900-1967) furono scritti da Jolivet come dono alla moglie Hilda per il decimo anniversario di matrimonio e sono il frutto di una tenera e intensa ispirazione unitaria. Attraverso le cinque liriche Amour; Je veux te voir; Nous baignons dans une eau tranquille; Tu dors; Pour te parler, Jolivet esprime la quieta intimità coniugale, ma riflette anche l’atmosfera ripiegata degli anni difficili del conflitto.
Gli ultimi due cicli di mélodies, entrambi del 1951, rispecchiano lo stile maturo che Jolivet mette a punto a partire dagli anni Cinquanta; le sperimentazioni degli anni giovanili e la semplicità del periodo della guerra trovano ora una sintesi nel nome di una raffinatezza e di una classicità espressione della più pura tradizione francese, che Jolivet intende rinnovare dall’interno. Nei Trois poèmes galants il compositore torna ad utilizzare dei testi antichi. Il Sonnet à une lunaticque di Mellin de Saint-Gellais (1491-1558) e l’Épître imprécatoire di Germain Collin-Bucher (1475 - 1545) di forza sarcastica e quasi surreale, sono interpretati dal compositore con uno stile vivace pieno di vigore, che si avvicina ad alcune mélodies di Poulenc, senza rinunciare ad espansioni liriche di grande espressività. Di tutt’altro carattere è il Sonnet à Madeleine repentie, da una poesia di Père le Moyne (1602- 1672), dove la vocalità distesa, il raccoglimento interiore e la ricchezza senza ostentazione dell’accompagnamento pianistico ricordano le atmosfere di Debussy e Fauré.
Anche Jardins d’hiver, sicuramente uno dei cicli più riusciti ed intensi di Jolivet, si inserisce a pieno titolo nella grande tradizione della mélodie francese. I quattro testi di Georges Lefilleul, contemporaneo del compositore, sono musicati con grande omogeneità stilistica: Aube è un canto d’amore dolce e fremente, la tenerezza pervade le quattro strofe de La maison du bonheur, che rendono con delicatezza l’atmosfera sognante del testo. Più amara e cupa è la breve Combien de bras se sont ouvertes, dal lirismo sommesso e disilluso. L’ultima mélodie, Quiétude, ci consegna un’espressività piena di riserbo, in cui la voce si leva dapprima spoglia, per animarsi e arricchirsi nella seconda strofa, grazie all’intersezione con le eleganti armonie e gli arpeggi del pianoforte. L’emozione contenuta si placa infine in un’atmosfera quasi sacrale, che rispecchia una delle convinzioni più profonde di Jolivet: «la musica resterà uno dei più begli atti di fede». Fede nel mondo, fede nella vita e negli uomini, fede nell’arte.
Luisa Curinga

Details



CD tracks:
Download Other details 01 Deux poésies de Francis Jammes (1928): I. Ne me console pas
Download Other details 02 Deux poésies de Francis Jammes (1928): II. Vous m’avez regardé
Download Other details 03 Chewing-gum (1928)
Download Other details 04 Faux rayon (1928)
Download Other details 05 Rondel 'Au retour de dure prison' (1929)
Download Other details 06 La mule de Lord Bolingbroke (1930)
Download Other details 07 Prière des treize hommes dans la mine (1931)
Download Other details 08 Quatre mélodies sur des poésies anciennes (1931): I. Couplet berrichon
Download Other details 09 Quatre mélodies sur des poésies anciennes (1931): II. Lay ou plutost rondeau 'mort, j’appelle de ta rigueur'
Download Other details 10 Quatre mélodies sur des poésies anciennes (1931): III. Rondel 'tu te brusles à la chandelle'
Download Other details 11 Quatre mélodies sur des poésies anciennes (1931): IV. Paroles de Marie à son fils
Download Other details 12 Le Chant des regrets (1935)
Download Other details 13 Romantiques (1935): I. La vie est plate
Download Other details 14 Romantiques (1935): II. Marche funèbre
Download Other details 15 Romantiques (1935): III. Voyage imaginaire
Download Other details 16 Jeu du camp fou (1937)
Download Other details 17 Les Trois Complaintes du soldat (1940): I. La complainte du soldat vaincu
Download Other details 18 Les Trois Complaintes du soldat (1940): II. La complainte du pont de Gien
Download Other details 19 Les Trois Complaintes du soldat (1940): III. La complainte à dieu

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