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Romantic Song in Italy

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Romantic Song in Italy

Artist: Elisabetta Paglia - Christopher Howell

Genre: Vocal music
Category: XX Cent.
Composer: Various Artists

Supported languages: Italiano


Extended description:

La raccolta di canti contenuta nella presente registrazione è il risultato di una ricerca svolta nel repertorio cameristico di compositori italiani che non sono associati all'Opera lirica. La grande popolarità di compositori operistici quali Rossini, Donizetti, Bellini, Verdi, Puccini, Mascagni a Leoncavallo ha fatto sì che i loro lavori per canto e pianoforte, sebbene non occupino una posizione centrale nel repertorio, hanno resistito all'oblio del tempo. Nessuno degli autori summenzionati ha dato molta importanza a queste composizioni cameristiche e pare anche che non si siano data troppa pena per far sì che non fossero altro che arie operistiche di minore qualità. Un particolare genere musicale italiano, la Romanza da salotto, venne invece coltivata da Tosti e da altri compositori. Queste Romanze di eccellente qualità appartengono a quel terreno di confine posto fra musica leggera e musica colta. A questo punto sorge spontanea la domanda: in quale posizione si deve collocare quel gruppo di compositori guidati da Martucci, Sgambati e Bossi, che cercò di creare un repertorio cameristico e sinfonico italiano. Fra questi, quello che oggi gode della maggior considerazione è Giuseppe Martucci (1856-1909). Nato a Capua, egli trascorse la maggior parte della sua carriera a Bologna, dove fu direttore del locale Liceo musicale dal 1886 al 1902, ritornando poi a Napoli negli ultimi anni di vita. Nel 1888 diresse la prima rappresentazione italiana del Tristano e Isotta di Wagner al Teatro Comunale di Bologna. Il suo ciclo di canti “La canzone dei ricordi” (1886-87) è probabilmente l'opera più celebrata fra quelle dei tre compositori italiani. Originariamente scritto con accompagnamento di pianoforte, è diventato universalmente famoso nella versione orchestrale dello stesso compositore; per questa ragione si è deciso in questa registrazione di concentrare l'attenzione verso altre composizioni di Martucci; non molte, per la verità: alcune poesie di Corrado Ricci musicate nel 1892 e la sua ultima opera: tre canti su poesie del Carducci. I primi hanno un carattere decadente, nella maniera lisztiana, che li rende simili alle corrispondenti opere di Sgambati e Bossi. Martucci li considerò degni di essere pubblicati senza però, significativamente, attribuire ad essi un numero di opus. Nei canti op. 84 troviamo un altro tipo di musica, perfettamente in linea con la maniera compositiva che ha contraddistinto le opere orchestrali, ed in particolare, quelle pianistiche dello stesso Martucci. Nelle composizioni di Sgambati, Bossi e nei canti martucciani dedicati alle poesie del Ricci si trovano dei controcanti dal valore puramente coloristico; nell'opera 84 di Martucci, invece, la tessitura chiaramente romantica nasconde dei rigidi contrappunti che conducono spesso verso passaggi decisamente dissonanti.

Una struttura che risulta perfettamente adeguata per la sarcastica “Maggiolata” di Carducci, una serenata di maggio cantata da chi disprezza i piaceri della stagione e del mondo in generale, mentre in “Nevicata” il compositore crea una atmosfera impressionistica affatto dissimile da quella di Debussy. La straordinaria bellezza del brano ci porta ad immaginare quali traguardi avrebbe raggiunto il compositore se fosse vissuto per altri anni ancora. Ai suoi tempi, la fama internazionale di Giovanni Sgambati (1841-1914) era probabilmente più vasta di quella di Martucci. A Londra, egli diresse ed eseguì le sue composizioni in più di una occasione, inclusa una esibizione commissionata dalla Casa Reale che ebbe luogo a Windsor davanti alla regina Vittoria. I suoi canti, non molto numerosi, sono chiaramente modellati sullo stile del Lied germanico, ed anche il testo di alcuni di loro è in tedesco. Una eccezione è rappresentata da “Cor di fiamma” un'opera tarda che evidenzia l'influenza della scuola verista. Anche Marco Enrico Bossi (1861-1925) ebbe una fama internazionale, particolarmente come organista. Le sue composizioni per questo strumento hanno sempre occupato uno spazio importante nel repertorio organistico romantico, mentre i suoi canti sono rimarchevoli per la maestria cui sono trattate sia le parti pianistiche che quelle vocali. Una curiosa particolarità è la poesia di Longfellow musicata in inglese e pubblicata a Milano con un frontespizio che sembrerebbe una sorta di parodia dell'inglese del traduttore, ma probabilmente intesa in modo serioso, con una dedica alla “very gentle Madame Pattie Keate”. L'inserimento del testo nella musica di Bossi ha richiesto diverse modifiche per questa registrazione. Meno celebri dei tre compositori precedenti sono Ferroni e Sinigaglia. Vincenzo Ferroni (1858-1934) studiò al Conservatorio di Parigi con Massenet. Al suo ritorno in Italia divenne insegnante di composizione al Conservatorio di Milano dal 1888 al 1929; fra i suoi allievi si annoverano Pick-Mangiagalli, Montemezzi, Mortari e Gavazzeni. Le sue opere comprendono sinfonie e musica da camera, tuttavia oggigiorno è ricordato soprattutto come insegnante. “La Foglia” è stata composta sicuramente prima del 1888 in quanto venne pubblicata dall'editore Lucca, una casa editrice che fu assorbita da Ricordi proprio in quell'anno. “Passé” vide la luce in Francia, sicché questo brano potrebbe essere datato durante il suo soggiorno in quel Paese. Leone Sinigaglia (1868-1944) proveniva da una famiglia ebraica che si era stabilita in Piemonte. In gioventù trascorse un periodo di studi a Praga con Dvořák, che lo spinse a sviluppare uno stile sinfonico che incorporasse elementi folkloristici piemontesi. Le sue opere orchestrali venero eseguite da importanti direttori, fra i quali Toscanini e Barbirolli e poi sempre più sporadicamente nell'Italia del dopoguerra. Nel 1944, a causa delle sue origini ebraiche, venne catturato dai Nazisti e, nonostante la sua età avanzata, fu avviato alla deportazione. Prima di salire sul treno venne colpito da un attacco cardiaco che gli fu fatale, permettendogli così di evitare le tragiche sofferenze del campo di sterminio. I suoi canti basati sulle poesie di D'Annunzio penetrano con acutezza la strana mistura di misticismo e sensualità del poeta, mentre “Quiete meridiana delle Alpi” è un soggetto caro al suo cuore: egli fu infatti un eccellente alpinista e il primo a scalare alcune cime delle Dolomiti. Infine, due compositori che hanno lasciato poche tracce nella storia musicale “ufficiale”, ma i cui lavori qui presentati sono di eccellente qualità. Alfredo D'Asdia (1871-1949) appartiene ad una dinastia di musicisti palermitani che inizia con Ignazio (1802-1865), un celebrato compositore e direttore, e culmina (scusandomi sin d'ora con gli eventuali altri membri della famiglia dei quali non ho notizia) con il figlio di Alfredo, Armando (1913-1982). Nel 1926 il “Giornale d'Italia” descrisse Alfredo come “un pianista che può competere con

i più celebrati concertisti ”, deprecando la sua “eccessiva modestia” e quella “ incurabile mania per l'auto-critica...comune a tanti magnifici artisti siciliani” che gli impedirono di raggiungere una più estesa celebrità.

 
 

Nel 1930 il suo valzer “Farfalla d'oro” venne selezionato per un concorso indetto dalla EIAR (l'odierna RAI). Il valzer fu trasmesso anonimamente e vinse il premio grazie ai voti di migliaia di ascoltatori. I due lavori presenti del CD sono databili fra il 1925 e il 1930. Idino Donini (1891-1959) fu un compositore di religione Protestante in un paese, l'Italia, fondamentalmente cattolico. Nato in provincia di Brescia da una famiglia valdese, si diplomò al Conservatorio di Napoli e per più di trent'anni diresse l'Istituto Musicale di Terni. Allo stesso tempo, nel rispetto delle sue radici valdesi, collaborò regolarmente alla vita musica di Torre Pellice in Piemonte. Fra l'altro, si dedico allo studio dell'Amarico (la lingua dell'Etiopia) e fu anche un abile e divertente ventriloquo. Il programma della presente incisione pone accanto fra loro le liriche di poeti italiani fra i più grandi, di alcuni poco conosciuti ma di considerevole valore, e di altri di cui è impossibile avere notizie.

Le vicende di Leopardi (1798-1837), dalla vita tragicamente breve, del premio Nobel Carducci (1835-1907) e dell'avventuriero romantico D'Annunzio (1863-1938) sono ben note ai più e quindi non necessitano di essere menzionate in questa sede. Dei tre poeti, il D'Annunzio fu quello ad essere il più congeniale per i compositori; la ricca musicalità dei suoi versi è stata utilizzata da un notevole schiera di autori, dal melodico Tosti ai più moderni Malipiero e Casella. Vuoi per la fama, vuoi per la profonda densità di espressione, Leopardi e Carducci hanno rappresentato una sfida che pochi compositori hanno voluto raccogliere. Allo scopo di ben comprendere la pessimistica allegoria dell'umana futilità di Leopardi ne “La Foglia”, è raccomandabile meditare sul senso del sottotitolo: “Imitazione”.

La sfera di influenza di Carducci è incentrata intorno alla città di Bologna, così non sorprende che Martucci (il quale diresse il locale Liceo) fu ispirato dallo sua opera. Anche Corrado Ricci (1858-1934) fu un protégé di Carducci; presto abbandonò le sue ambizioni poetiche per dedicarsi alla storia e all'archeologia. Antonio Fogazzaro (1842-1911) che qui troviamo musicato da Sinigaglia e da D'Asdia, è particolarmente ricordato come romanziere. Il suo ciclo di quattro romanzi, in special modo il primo, Piccolo mondo antico, gli permisero di diventare il secondo più grande scrittore italiano dopo Manzoni. Quattro fra le otto Liriche op.121 di Bossi usano poesie di Vittoria Aganoor (1855-1910). Il suo cognome inusuale è di derivazione armena, sebbene la sua famiglia si era stabilita in Italia parecchi secoli prima. Una personalità introversa e depressa, venne convinta dai suoi ammiratori a pubblicare il suo primo libro di poesie soltanto nel 1900. Nel 1901 sposò un membro dell'aristocratica famiglia Pompilj; suo marito, membro del Parlamento, si suicidòdopo la prematura scomparsa della moglie.

Due altri canti di questa raccolta hanno i testi di Luigi Alberto Villanis (1863-1906), un musicologo che collaborò con Bossi per il suo vasto Poema Sinfonico in un Prologo e Tre Atti basati sul Paradiso Perduto (1903) di Milton. I due canti sono probabilmente un prodotto minore della loro collaborazione. Tutti gli otto testi dell'op.121, compresi i due dello sconosciuto F. Gualdo, hanno in comune una pessimismo decadente tipico dell'arte fin de siécle. Curiosamente, vennero pubblicati con una traduzione inglese (che non è quella qui utilizzata) di un certo Frederick W. Bancroft che li trasformò in innocenti liriche dedicate agli uccelli, ai fiori e alle gioie della primavera. Il secondo dei canti di D'Asdia registrato ci conduce a tempi relativamente più recenti. Luca Pignato (1892-1955), di Caltanissetta, fu un modernista che tradusse Mallarmé in italiano. Attivo a Messina, ebbe una certa influenza su Leonardo Sciascia , uno dei più grandi romanzieri del dopoguerra. La poesia musicata riflette la sua visione della vita, intesa come un viaggio in un mondo ostile, senza la speranza di recuperare ciò che è andato perduto. I due poeti del Donini appartengono al suo cerchio più intimo. Mariano Moreschini (1905-1955) crebbe come orfano diventando in seguito Professore di Teologia presso l'Università Valdese di Roma. Fu un pastore protestante attivamente impegnato, ma le sue poesie, come quella qui presentata, non hanno temi esclusivamente religiosi. Nelly Buffa (1894-1963) divenne la moglie del compositore. “Per l'onda molle” venne scritta mentre il suo futuro marito si trovava nel Carso a combattere nella Prima Guerra Mondiale. Il matrimonio non mise fine alla sua carriera letteraria: nel 1953 vinse il premio Claudiana per la letteratura per ragazzi.

Fra i poeti non italiani, l'americano Longfellow godette nel XIX secolo di una significativa fama in entrambe le sponde dell'Atlantico grazie a “Hiawatha”, un lavoro dal carattere epico, ed anche in conseguenza del suo atteggiamento morale e religioso. Hamerling è un nome celebre fra gli amanti del Lied, mentre invece Laborde è un poeta di cui non si hanno notizie. Frédéric Mistral (1830-1914), del quale Sgambati ne musicò alcuni versi nella traduzione italiana e indicandolo nello spartito come “Federigo” Mistral, fu uno scrittore francese e un lessicografo della lingua occitana. Nel 1904 fu insignito del premio Nobel. Non ci sono state in origine alcune intenzioni di costruire il programma dell'incisione intorno ad un “tema”. Il titolo “Passé” fu deciso quando tutti i brani vennero assemblati ed emerse chiaramente che, forse a causa del clima decadente nel quale vennero composti, molti dei brani sono pervasi da un sentimento di nostalgia nei confronti del passato. Nello stesso “Passé”, il poeta descrive lo scenario bucolico caro nella sua infanzia, per scoprire che esso evoca soltanto il ricordo di un amore perduto. Pure Mistral in “Cor di Fiamma” rivisita la campagna della sua infanzia, che gli ricorda la madre ormai scomparsa. In “Visione” lo sconosciuto Cortesi rivive in un sogno un antico incontro amoroso, tuttavia al momento cruciale l'amante si allontana. Se il “Sogno d'amore” di Ricci appare come pura estasi, nel seguente “Sogno di morte” -partendo dal presupposto che i due brani vadano eseguiti insieme- viene rivelato che la persona amata è morta. “O dolce notte” di Aganoor fa tornare alla mente della poetessa un'altra notte nella quale ella era fra le braccia di un amato che le giurava eterno amore. Tuttavia egli la tradisce e forse in questa stessa notte sussurra le stesse false promesse ad un altra fanciulla. La poesia più triste in assoluto è quella del Carducci, nella quale egli si rivolge all'albero presso il quale il suo bimbo tendeva la piccola mano; l'albero è in piena fioritura primaverile mentre il figlio “fior de la mia pianta” è “nella terra negra, né il sol più ti rallegra”.

In modo differente, “L'Ospite” dannunziano (secondo il vate l'uomo altro non è che uno straniero di passaggio nella terra) è tormentato da antichi e ancestrali incubi evocati dalle costellazioni celesti e vive con il timore dell'alba che li farà fuggire. La foglia di Leopardi e l'ultima rosa di Fogazzaro, due poesie con una curiosa somiglianza, simbolizzano la bellezza che inconsapevolmente appassisce. La luna in Leopardi, e il narratore stesso in Fogazzaro esprimono l'ostinata volontà dell'uomo di non accettare la sua effimera esistenza. Infine, la nostra immagine di copertina richiama il mondo aristocratico nel quale queste arie venivano in origine cantate. Un mondo che in certo qual modo è “Passé”. Soltanto i suoi simboli architettonici rimangono, per quanto erosi dal tempo. Eppure le sue emozioni, inaspettatamente pessimistiche, possono ancora vivere per noi come per gli ascoltatori di allora.

© Christopher Howell, 2011

traduzione di Ermanno de Stefani


Details



CD tracks:
Download Other details 01 V. Ferroni - Passè
Download Other details 02 V. Ferroni - La foglia (imitazione)
Download Other details 03 A. D'Asdia - Ultima rosa
Download Other details 04 A. D'Asdia - Lontananza
Download Other details 05 G. Sgambati - Visione
Download Other details 06 G. Sgambati - Cor di fiamma
Download Other details 07 G. Sgambati - Die Lerchen
Download Other details 08 G. Martucci - Sogni! - Sogno d'amore!
Download Other details 09 G. Martucci - Sogni! - Sogno di morte!
Download Other details 10 G. Martucci - Tre pezzi per canto e pianoforte - Maggiolata
Download Other details 11 G. Martucci - Tre pezzi per canto e pianoforte - Pianto antico
Download Other details 12 G. Martucci - Tre pezzi per canto e pianoforte - Nevicata
Download Other details 13 L. Sinigaglia - Tre canti op. 37 - Canto dell'ospite
Download Other details 14 L. Sinigaglia - Tre canti op. 37 - Quiete meridiana nell'Alpe
Download Other details 15 L. Sinigaglia - Tre canti op. 37 - Il rifugio
Download Other details 16 I. Donini - Stornello in grazia nova...
Download Other details 17 I. Donini - Per l'onda molle
Download Other details 18 M. E. Bossi - The old clock on the Stairs
Download Other details 19 M. E. Bossi - Otto canti lirici op. 121 - La serenata
Download Other details 20 M. E. Bossi - Otto canti lirici op. 121 - Sul prato
Download Other details 21 M. E. Bossi - Otto canti lirici op. 121 - Aprile
Download Other details 22 M. E. Bossi - Otto canti lirici op. 121 - Che spera
Download Other details 23 M. E. Bossi - Otto canti lirici op. 121 - O dolce notte
Download Other details 24 M. E. Bossi - Otto canti lirici op. 121 - Il canto del dubbio
Download Other details 25 M. E. Bossi - Otto canti lirici op. 121 - Madrigale
Download Other details 26 M. E. Bossi - Otto canti lirici op. 121 - Lungo il ruscello

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