Fiori Rossiniani
Artist: Alessandro Travaglini - Christopher Howell
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La mancanza – o quasi – di musica per clarinetto composta da Rossini, unita alla moda allora in voga delle trascrizioni da arie operistiche, fantasie, potpourri e altro, incoraggiarono i clarinettisti dell'epoca a provvedere loro stessi di musica rossiniana per lo strumento. La maggior parte di queste rielaborazioni di temi celebri di Rossini furono scritti mentre il maestro era in vita. Iwan Müller nacque a Tallin (allora chiamata Reval), l'odierna capitale dell'Estonia, e viaggiò in tutta Europa esibendosi come virtuoso. Fece progredire considerevolmente la tecnica del suo strumento e gli studi da lui composti sono ancora oggi diffusi nei Conservatori. La sua visione di Rossini sembra animata dal desiderio di sospingere l'arguto spirito dell'italiano nel delicato mondo del lirismo schubertiano. Le dichiarazioni di indipendenza di Rosina, ad esempio (Una voce poco fa) sono prolungate per creare un romantico dialogo con il pianoforte. Il milanese Ernesto Cavallini entrò nel Conservatorio della sua città all'età di dieci anni e dopo essersi esibito come solista in diverse località italiane, divenne membro dell'orchestra del Teatro alla Scala. Si esibì a Parigi nel 1842 e a Londra nel 1845, dove il celebre clarinettista inglese Henry Lazarus lo definì "il Paganini del clarinetto". Un invito rivoltogli dall'Orchestra dell'Opera Italiana di San Pietroburgo lo portò a stabilirsi in quella città per 15 anni, dove ebbe modo anche di insegnare nel locale Conservatorio. Nel 1870 fece ritorno a Milano. Molto ammirato da Verdi, il maestro compose espressamente per Cavallini l'assolo per clarinetto che apre il III atto de La Forza del Destino. Fiori Rossiniani è un affettuoso, a tratti irriverente potpourri di celebri e meno conosciute arie rossiniane. Una lacrima sulla tomba dell'immortale Rossini è un brano ben articolato e dal carattere ottimista, ben lontano dalla lacrimosa elegia che ci si aspetterebbe. Con ogni probabilità questo è il più adeguato modo di fare omaggio al compositore che scrisse una "Petite Messe Solennelle", di fatto, né piccola né solenne. Stefano Golinelli nacque a Bologna. Allievo del Vaccaj, nel 1840 venne nominato docente di pianoforte nel Conservatorio della sua città natale su esplicita raccomandazione di Rossini. Nel 1842 Hiller lo descrisse come il migliore pianista italiano della sua epoca e lo consigliò ad intraprendere una carriera concertistica; Golinelli, di conseguenza, si esibì in Francia, Germania e Inghilterra. I Morceaux de Salon vengono inseriti in questa raccolta in virtù del fatto che l'autore li ha espressamente dedicati a Rossini. Non ci sono specifiche influenze rossiniane tranne nel primo di essi, che riflette le atmosfere alpestri del Guglielmo Tell, tanto care ai contemporanei. In generale, il richiamo allo spirito operistico italiano attenua l'influenza di Mendelssohn, Schumann e Liszt. Domenico Liverani nacque a Castelbolognese. Invogliato dalla locale banda musicale iniziò lo studio del clarinetto in giovane età; successivamente, nel 1822, si inscrisse al Liceo Musicale di Bologna. L'aiuto di un mecenate inglese gli rese possibile effettuare diverse tournèe, che lo portarono ad esibirsi a Londra e Parigi. Nel 1838 fu nominato professore di clarinetto nel Liceo musicale bolognese. Fra i suoi amici e ammiratori ci furono Rossini, i cantanti Pasta, Malibran, Rubini e il clarinettista Cavallini. Si dice che era in grado di leggere perfettamente la musica a vista anche se lo spartito era capovolto. L'elaborazione di due brani dallo Stabat Mater può essere definita come una specie di affettuosa impertinenza. Le sue fioriture melodiche forse riflettono le pratiche consuete dei cantanti dell'epoca, ma la sua specialità era quella di scatenare il clarinetto in acrobazie da circo, con il pianoforte che sostiene la linea melodica. E' geniale – da un certo punto di vista - l'idea di trasformare il rullo di timpani del Pro Peccatis in un trillo nel registro grave, e di arricchire gli scarni accordi orchestrali con ricche cadenze. Yona Ettlinger nacque a Monaco da una famiglia di ascendenze ebraiche, che nel 1933 emigrò in Palestina. Dopo aver studiato negli USA e in Francia, divenne primo clarinetto della Israel Philharmonic Orchestra dal 1947 al 1964. Dopo aver trascorso un breve periodo a Parigi nel 1964, a partire dal 1966 si stabilì a Londra per il resto della sua vita, dove divenne insegnante presso la Guildhall School of Music. Lʼarrangiamento della Terza sonata per archi non può è "creativa" secondo gli stilemi del 19° secolo; tuttavia permette alla sonata di entrare di diritto a far parte del repertorio clarinettistico. L'unica composizione di Rossini per clarinetto e pianoforte venne intitolata Fantasia piuttosto che Sonata probabilmente a causa della forma libera nella quale si sviluppa. I quattro movimenti consistono in una introduzione drammatica, un tema elegante con due variazioni (la prima per pianoforte solo), un aria melodrammatica accompagnata da un tremolo al pianoforte e da un effervescente finale.
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