Liszt :: Beethoven :: Schumann :: Scriabin
Artist: Andrea Vigna-Taglianti
Supported languages: Italiano
Extended description:
Funérailles di Franz Liszt appartiene ad un ciclo di composizioni intitolato Harmonies poétiques et religieuses. Liszt lavorò al progetto per diversi anni sino alla pubblicazione, avvenuta nel 1853. Il titolo del ciclo è quello di una collana di poesie di Alphonse de Lamartine, scrittore francese vissuto fra il 1790 e il 1869. Alcune fra le dieci composizioni che formano le Harmonies riportano i titoli delle poesie di Lamartine e dunque le possiamo considerare una diretta fonte di ispirazione. Di fatto, se leggiamo la biografia dei due artisti, notiamo molte similitudini fra loro: oltre allʼinquieto temperamento romantico li accomunava uno spirito religioso che si potrebbe definire panteistico. Le parole di Lamartine, secondo cui la religiosità è quellʼelemento dove “tutto ciò che si innalza a Dio, si incontra e si accorda” potrebbero essere sottoscritte dallo stesso Liszt. E proprio mettendo in musica le Harmonies, Liszt esaudisce la speranza del poeta di trovare altre “anime sensibili” per condividere la purezza di questi sentimenti. Funérailles è la settima composizione della serie, forse la più celebre, quella che viene eseguita più spesso. Per dare lʼidea del carattere mistico del ciclo penso sia utile riportare il titolo di ciascun brano.
Invocation - Ave Maria
Bénédiction de Dieu dans la solitude
Pensée de morts - Pater noster
Hymne de lʼEnfant a son reveil - Funérailles
Miserere dʼaprés Palestrina
Andante lagrimoso - Cantique dʼamour
Lʼintroduzione di Funérailles è lenta e misteriosa; poco dopo appare il tema della marcia funebre che si espande progressivamente sino ad arrivare ad un trio con lʼindicazione Lagrimoso, una melodia di commovente bellezza. Nella ripresa della marcia funebre lʼatmofsera si ingigantisce sempre di più e con lʼinnesto di elementi che fanno pensare a degli squilli di tromba, quasi volessero acompagnare gli eroi che risorgono, il brano raggiunge il punto espressivo più alto. Dopo di che riappare il tema cantabile che riporta la calma e la serenità. Un ultimo guizzo, un fuoco fatuo, raffigurato da sestine di semicrome nella parte grave della tastiera, è lʼultima pennellata magica di questo affresco poetico; le sestine crescono di intensità, si raddoppiano nellʼottava bassa, cercano di risorgere, ma non cʼè più tempo, tutto è ormai finito: tre scarni accordi di tonica mettono a tacere ogni umana speranza.
La Sonata op. 110 di Beethoven fu composta nel 1821 e quindi appartiene allʼultimo periodo creativo del compositore, il cosiddetto terzo stile. Le composizioni dellʼultimo decennio non possiedono quello stile eroico, o più prosaicamente “plateale”, dei precedenti capolavori. Il linguaggio diventa più profondo, intimistico, e si indirizza alla ricerca di nuove dimensioni spirituali; la Sonata op. 110 è un esempio eloquente di questa evoluzione prima ancora umana che musicale. Il primo movimento, Moderato cantabile - molto espressivo, inizia con un tema dolce e pacato nella tonalità di la bemolle; alla battuta 20 appare un episodio definibile come secondo tema, sebbene nellʼultimo Beethoven il contrasto tematico appaia sempre più sfumato sino a fondere insieme i due temi in un unico elemento espressivo. Lo sviluppo che segue riprende le prime due battute del tema iniziale accompagnandole, alla mano sinistra, da quartine di semicrome con andamento semplice e discreto; nella ripresa osserviamo unʼaltra caratteristica del tardo Beethoven: lʼintroduzione di nuove figurazioni ritmiche (in questo caso al basso) che arricchiscono la tessitura musicale delle frasi; un procedimento questo, che verrà utilizzato anche nella successiva, e ultima, sonata per pianoforte. LʼAllegro molto successivo è nella canonica forma dello scherzo, con cellule di quattro battute con accordi che alternano il piano e il forte in un violento contrasto. La parte centrale introduce un elemento ritmico diverso, una figurazione di crome discendenti contrastate nella mano sinistra da semplici semiminime sincopate. Seguono un arioso dolente e una fuga, strettamente uniti fra loro in modo da formare un unico blocco monolitico; dopo un recitativo di sei battute appare lʼarioso nella inconsueta tonalità di la bemolle minore; la fuga, in la bemolle maggiore, si sviluppa su un tema di quarte ascendenti di chiara ispirazione bachiana; lʼincedere della fuga è interrotto dalla riapparizione dellʼarioso (questa volta in sol minore) ancora più dolente di prima; la ripresa della fuga, in sol maggiore, presenta il tema rovesciato, cioè in quarte discendenti; il ritmo si fa sempre più incalzante sino alla conclusione, non prima che la tonalità di la bemolle si sia imperiosamente affermata. In queste pagine è come se Beethoven volesse dar voce allo sforzo tragico dellʼuomo solo che cerca di rivolgersi implorante alle forze intangibili dellʼuniverso. Ed è proprio la fuga, la forma musicale ascetica per eccellenza, che Beethoven predilige in questo suo ultimo periodo creativo per dipingere i sentimenti profondi che albergavano nel suo animo sofferente.
La forma sonata non godette di molta celebrità fra i compositori romantici; la fantasia creatrice dellʼartista doveva essere libera da ogni restrizione e lʼoriginalità dellʼispirazione era tenuta in grande considerazione; questa libertà creatriva mal si adattava a forme precostituite come appunto la sonata; quindi non era il compositore a doversi piegare ad uno schema musicale, ma al contrario era la forma musicale che si doveva plasmare sulla fantasia e sui bisogni dellʼartista. Se paragoniamo lʼesiguo numero di sonate composte dagli autori del XIX secolo con quelle del periodo classico, abbiamo una conferma di ciò. La Sonata op. 22 di Robert Schumann ebbe una gestazione particolarmente lunga. Per primo venne composto il secondo movimento, nel giugno 1830; il primo e il terzo movimento videro la luce nel giugno 1833 e il rondò finale venne scritto per ultimo, nellʼottobre 1835. Sebbene la gestazione della sonata sia stata così frammentata essa possiede comunque un carattere unitario e omogeneo. La personalità artisica di Schumann era ricchissima, variegata ed era prepotentemente influenzata dalla letteratura: non dimentichiamo che in gioventù fu indeciso se seguire la carriera musicale o quella letteraria. Nella Sonata ci sono chiare tracce dellʼintento di dare un contenuto narrativo alla musica. I due alter ego di Schumann, Florenstano (uomo dʼazione) ed Eusebio (saggio e riflessivo) sono qui chiaramente rappresentati: Eusebio, nellʼintima e poetica atmosfera dellʼAndantino; Florestano, negli altri tre movimenti. Il primo movimento riporta una dicitura molto eloquente riguardo allo spirito che lo pervade: “So rasch wie möglich” (il più veloce possibile). LʼAndantino seguente, con la sua semplicità, apre una parentesi idilliaca dove, come accennato, domina lo spirito di Eusebio. Segue uno Scherzo energico, imframezzato da due trii affatto diversi. Il Rondò finale è lʼapoteosi di Florestano; la vivacità del primo tema è contrastata da un secondo episodio più lento e in tonalità maggiore (la prima volta in si bemolle e la seconda in mi bemolle); la Sonata si conclude con un prestissimo che riporta la dicitura “Quasi Cadenza”: un degno finale per coronare una Sonata dallʼenergico temperamento.
Ermanno De Stefani
La Sonata n. 5 op. 53 di Scriabin, complice la dichiarata influenza della tormentata gestazione del Poema dellʼEstasi op. 54 (elaborazione musicale di unʼampia composizione poetica dello stesso Scriabin nella quale si tratta, in un linguaggio invasato e irto di simboli, della conquista da parte dello Spirito di un ineffabile stato di estasi), traccia un itinerario emotivo di straordinria intensità, con un ampiezza di respiro musicale che solo superficialmente ha lʼandamento rapsodico ed improvvisato; eversivo nella sostanza, lʼunico movimento nel quale è scritta la sonata si misura costantemente con lo schema didascalico dellʼAllegro iniziale della forma sonata. La metafora geometrica più calzante, per analogia di andamento, è quella della spirale: un continuo ritorno che coincide con uno spostamento, una dislocazione di temi e idee musicale, per lo più verso lʼalto. Le riprese delle diverse sezioni coincidono con trasposizioni delle stesse ad altezze che spesso non oltrepassano lʼintervallo di un tono. Allʼinterno di questo schema si colloca una materia musicale formicolante di figure pianistiche che, per quanto multiple e inafferrabili, sono in qualche modo tutte riconducibili allʼomogeneo ambito semantico della civiltà musicale ottocentesca. Efflorescenze intorno alla linea principale, materiali cromatici con esile trama pianistica (elegiaca stanchezza). Accordi massicci in ritmo puntato (incombere minaccioso su un evento), fanfare squillanti e note accentate (richiamo eroico alla lotta, agli ideali), balugini di note nellʼacuto (innalzarsi in volo dellʼanima) etc... Se in questa sonata il messaggio di rigenerazione spirituale può ben rientrare negli stilemi di un romanticismo musicale portato alle ultime conseguenze, sono lʼispirazione cocente e la spasmodica tensione a suscitare nellʼascoltatore un modo di visioni e metafore musicali senza precedenti; per le continue deformazioni melodiche, armoniche e ritmiche di ogni figura musicale desunta dalla tradizione, per i nessi associativi strabilianti e folli tra idea e idea, per un impressionante librarsi tra le regioni estreme del pianissimo e del fortissimo, del troppo pieno e del troppo vuoto, del troppo inerte e del troppo violento, del troppo doloroso e del troppo estatico. La sequenza delle didascalie sottolinea lʼestrema mutevolezza dei climi espressivi; a titolo di esempio ne riportiamo alcune: presto, accarezzevole, allegro fanatico, leggierissimo volante etc. Il fascino ipnotico di questa e altre composizioni di Scriabin risiede la seduzione ambigua che fa di queste musiche il corrispettivo di un “viaggio” sotto gli effetti di un potente allucinogeno. Come se il pensiero, liberato da ogni vincolo e posseduto da una incontenibile vitalità, potesse fluire liberamente, rasentando gli strati più profondi dellʼessere, altri universi e altre dimensioni.
Roberto Baratelli
Details
CD tracks:
04 L. van Beethoven - Sonata in la bemolle maggiore op. 110 - Adagio ma non troppo - Fuga Allegro ma non troppo
| From the same genre: | From the same composer: |
| From the same category: | From the same executor: |

Cart total: € 0.00



Questo portale è stato sviluppato da